🧓 Boomer Cap. 8 · Le domande che fanno i nipoti

Puntata 085

Puntata 85 — “Perché sbaglia se è intelligente?”

Livello: 🧓 Babbano Boomer · Capitolo 8 · Le domande che fanno i nipoti

Perché non “sa”, indovina. Anzi: indovina sempre, anche quando sa. Si chiama allucinazione. Niente paura: si può convivere.

un robottino con cappello da mago che tira fuori dal cilindro una serie di fatti — alcuni con un cuoricino “VERO”, altri con un punto interrogativo rosso “INVENTATO”; uno scolaretto seduto davanti che annota e mette spunte

La domanda da scuole medie

Tuo nipote di 12 anni ha appena scoperto che ChatGPT gli ha dato la data sbagliata per la nascita di Garibaldi. Lui è scioccato. Tu, che hai letto fino alla puntata 26, sorridi e gli spieghi.

Risposta breve:

“Perché non ‘sa’ le cose come le sai tu. Non ha una memoria di fatti. Indovina la risposta più probabile in base a quello che ha letto. E ogni tanto indovina male. Tutto qui. È un ‘pappagallo statistico’ (puntata 83): bravissimo a parlare, non sempre giusto sui fatti.”


La metafora del “barista chiacchierone”

Immagina un barista che ha letto tutta Wikipedia, tutti i libri, tutti i giornali, tutto internet. Ha letto miliardi di pagine.

Però:

  • Non le ha memorizzate come un dizionario (precise alla virgola).
  • Le ha “assorbite” come uno spirito di insieme: “di Garibaldi si parlava in un certo modo, era nato a Nizza intorno alla metà dell’Ottocento, era un eroe…”.
  • Quando tu chiedi “quando nacque Garibaldi?”, lui fa un mix di tutto quello che ha letto, e tira fuori una data che gli sembra plausibile.

Spesso azzecca (Garibaldi è nato il 4 luglio 1807). A volte sbaglia di poco (dice 1808 invece di 1807). A volte sbaglia parecchio. Quasi mai dice “non lo so” spontaneamente — perché è stato addestrato per essere utile e fluido.

Ecco l’allucinazione.


La parola “allucinazione” spiegata a un nipote

In medicina: “vedere cose che non ci sono”.

Nell’AI: “dire cose che non sono vere, con sicurezza”.

L’AI non lo fa per cattiveria. Lo fa perché:

  1. Non distingue tra “ricordo preciso” e “indovino plausibile”.
  2. È addestrata per rispondere, non per dire “non so”.
  3. Statisticamente, la parola successiva più probabile alla domanda “in che anno è nato Garibaldi?” è una data. Non “non lo so”.

Quindi: dà una data. Quasi sempre giusta, ogni tanto sbagliata.


Quali errori fa più spesso

1. Date precise

“In che anno…”. Bene fino al 95% sulle date note (1789, 1492, 1969). Bene al 70% su date meno note.

2. Citazioni esatte

“Cosa disse esattamente Mussolini il 25 luglio 1943?”. L’AI inventa spesso citazioni “che sembrano vere” ma non lo sono. Pericoloso per chi studia, scrive, fa giornalismo.

3. Riferimenti bibliografici

“Citami uno studio scientifico su X.”. L’AI a volte inventa di sana pianta autori, anni, riviste. Sembra vero, non lo è. Per ricerca accademica: sempre verificare ogni citazione.

4. Numeri di articoli di legge

“Articolo del Codice Civile su…”. Inventa numeri di articoli che non esistono, o cita articoli abrogati. Per uso legale → verificare sempre.

5. Fatti molto recenti

Se l’AI è stata addestrata fino a dicembre 2024 (esempio), non sa cosa è successo nel 2025-26. Spesso “indovina” basandosi su tendenze, sbagliando i dettagli.

6. Dettagli geografici locali

“Quale è la frazione più piccola del comune di X?”. Per piccoli paesi italiani, dati locali, l’AI inventa più spesso.


Quali errori fa MENO spesso

  • Concetti spiegati (“cos’è la fotosintesi?”) → quasi sempre giusti.
  • Compiti linguistici (riassumere, tradurre, riscrivere) → ottimi.
  • Ragionamenti logici sui testi che le dai tu (es. trovare contraddizioni in un articolo) → bravissima.
  • Idee creative (storie, metafore, brainstorming) → ottima, anche perché qui “giusto/sbagliato” non si applica.

Regola sgrossata: l’AI è eccellente sulla forma, affidabile sui concetti generali, fragile sui fatti specifici.


La frase magica per ridurre le allucinazioni

Sempre la stessa, già imparata alla puntata 26:

“Sei sicuro? Cita le fonti.”

Quando lo chiedi:

  • L’AI spesso ammette il dubbio (“non sono sicuro al 100%, verifica con…”).
  • A volte corregge la risposta (la rivede da capo, e si accorge dell’errore).
  • A volte (con modelli che possono cercare sul web) cita fonti reali.

Non risolve tutto, ma riduce molto gli errori.


Strumenti che riducono le allucinazioni

1. AI con accesso al web

Perplexity, ChatGPT con browsing, Gemini con Search: cercano la risposta su internet in tempo reale e citano le fonti. Per fatti correnti, molto più affidabili.

2. AI specializzate

Per legge italiana: ci sono AI legali specifiche (Lexroom, Cliens AI…). Per medicina: AI mediche certificate. Per citazioni accademiche: SciSpace, Elicit, Consensus.

3. Modelli “reasoning”

GPT-5 thinking, Claude 4.7 thinking, Gemini 2.5 deep thinking — modelli che “pensano” più a lungo prima di rispondere. Allucinano meno, soprattutto su matematica e logica.


La regola d’oro: “fidati ma verifica”

Per tutto quello che andrà nel mondo reale (lavoro, scuola, salute, soldi):

  1. Usa l’AI per il primo abbozzo.
  2. Verifica le parti critiche (date, nomi, citazioni, numeri) su fonti ufficiali.
  3. Mai copiare-incollare in qualcosa di importante senza controllare.

Per tutto quello che resta tra te e l’AI (chiacchiere, brainstorming, idee, storie, traduzioni del menu in vacanza): puoi essere molto più rilassato.


”Ma allora a cosa serve, se sbaglia?”

Domanda del nipote scettico.

Risposta:

“Anche un giornale sbaglia, anche Wikipedia sbaglia, anche un professore sbaglia. Anche tu sbagli. La differenza è che l’AI sbaglia in modo diverso: ha un’enorme conoscenza generale, ma può inciampare sui dettagli. Sapendolo, la usi per fare il lavoro grosso (capire, riassumere, scrivere bene, brainstorming) e poi tu, umano, controlli i dettagli.”

“Pensa a una calcolatrice scientifica: ti fa i conti, ma se sbagli a digitare i numeri sbaglia tutto. L’AI è uguale, solo più sofisticata. Va usata sapendo come funziona.”


I segnali di un’AI che sta per allucinare

Con un po’ di pratica li riconosci:

  • 🚩 Riponde troppo veloce a una domanda che richiederebbe ricerca.
  • 🚩 Cita fonti che suonano “perfette”: “secondo lo Studio Bianchi-Rossi dell’Università di Bologna del 2019…” — verifica sempre, spesso non esiste.
  • 🚩 Usa formule generiche “è ampiamente riconosciuto che…”, “gli esperti concordano che…” senza specifici.
  • 🚩 Risponde con estrema sicurezza anche su cose di nicchia (storia locale, statistica oscura).
  • 🚩 Ripete la stessa cosa con parole diverse senza aggiungere informazione.

In questi casi: chiedi le fonti, verifica, chiedi conferma a un’altra AI o a una fonte umana.


TEST lampo

Tuo nipote sta scrivendo una tesina sulla Seconda Guerra Mondiale. Ha chiesto a ChatGPT “dammi 5 dati statistici sulla guerra” e l’AI ha sparato:

  • 65 milioni di morti
  • L’Italia perse 410.000 soldati
  • Berlino fu bombardata 387 volte
  • Il bombardamento di Dresda fece 25.000-35.000 morti
  • La cifra esatta dei caduti civili è 38,7 milioni

Cosa gli consigli?

👀 Spoiler: clicca per la procedura

Tre regole da insegnare al nipote:

1. Mai usare cifre AI in una tesina senza verifica

Per ogni numero (specie le cifre precise), verifica su:

  • Wikipedia in inglese (più completa e fonte-rich di quella italiana).
  • Britannica.com (Encyclopedia Britannica online).
  • Istituti storici (Istituto Storico della Resistenza, US Holocaust Memorial Museum, Imperial War Museum UK).
  • Libri di testo riconosciuti.

2. Verifica caso per caso

Verifica veloce dei 5 dati:

  • 65 milioni morti: ✅ stima ampiamente accettata (cifre tra 70-85 mln nelle stime più recenti, dipende da come si conta).
  • 410.000 soldati italiani: ⚠️ cifre vere tra 300.000 e 500.000 a seconda di cosa includi. Da verificare.
  • Berlino bombardata 387 volte: ⚠️ cifra sospetta, troppo precisa. Le fonti dicono “centinaia di raid” senza un numero canonico.
  • Dresda 25-35.000 morti: ✅ stima della Commissione tedesca (cifre precedenti erano gonfiate).
  • 38,7 milioni civili: ⚠️ cifra troppo precisa per essere autentica. È una possibile allucinazione.

3. La regola della tesina

  • Cita le fonti dei numeri, non l’AI.
  • Se l’AI dà un numero che non puoi verificare → non usarlo o dichiaralo come stima approssimativa.
  • Mai scrivere “secondo ChatGPT…” in una tesina seria. Scrivi “secondo l’Istituto Storico… la cifra stimata è…”.

Conclusione per il nipote: l’AI è ottima per scrivere la struttura della tesina e per spiegare i concetti, ma per i numeri precisi servono fonti vere. Il professore se ne accorge.


Glossario lampo

  • Allucinazione (in AI) = errore in cui l’AI dà come vere informazioni inventate, spesso con grande sicurezza apparente.
  • Modello con accesso al web = AI che, oltre alla sua “memoria” interna, può cercare in tempo reale su internet per dare risposte più aggiornate e con fonti reali.

Take-away

L’AI non è bugiarda, è statistica. Quando non sa, indovina. Quando indovina, a volte sbaglia. Tu sai questo, usi ‘sei sicuro?’, verifichi le cose importanti. Vivi sereno.

➡️ Prossima puntata: “Posso fidarmi?” — verificare sempre.